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Alla scoperta di Cuba

  • Immagine del redattore: Erasmondo
    Erasmondo
  • 21 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

Fin dalla nostra apparizione sulla Terra, noi esseri umani continuiamo a chiederci cosa si debba fare per essere felici. Ma cos’è davvero la felicità?



Per molti ragazzi europei, abituati al consumismo e influenzati dal desiderio di appartenere a una determinata categoria sociale — spesso associata alla ricchezza — la felicità sembra coincidere con ciò che ha un prezzo. Il valore personale viene confuso con quello economico: ciò che possediamo sembra definire ciò che siamo.

Riconoscere la propria fortuna non è così immediato, soprattutto se non ci mettiamo a confronto con altre realtà. Avere accesso ai supermercati, poter scegliere cosa comprare, avere la possibilità di studiare: sono privilegi che spesso diamo per scontati.

Eppure, la felicità sembra non raggiungere mai il suo punto massimo. Questo perché è qualcosa di profondamente relativo: cambia da persona a persona, da esperienza a esperienza.

Alcuni dati mostrano come, nei Paesi con un PIL pro capite più elevato, si registrino anche tassi più alti di suicidio. Un paradosso che ci invita a riflettere: la ricchezza economica non coincide necessariamente con il benessere interiore.

Per questo non dovremmo misurare la nostra felicità attraverso il “Dio denaro”.

Ma allora, che mondo sarebbe senza di esso?

È proprio attorno al denaro che si sviluppa uno dei sette peccati capitali: l’avarizia. Si inizia a vedere il male anche dove non esiste, la generosità viene scambiata per ingenuità, il successo degli altri per inganno. Tutto questo alimenta uno stato mentale fatto di stress, competizione e insoddisfazione.

Eppure, dall’altra parte del mondo, le cose sembrano funzionare diversamente.

Cuba è spesso chiamata “l’isola della felicità”. Un’espressione che può sembrare stonata se accostata a una realtà politica complessa, segnata da decenni di regime a partire dal 1959, con Fidel Castro.

Nonostante le difficoltà e le continue tensioni tra popolo e governo, il sorriso dei cubani resta sorprendente. L’ho scoperto personalmente, durante un viaggio che per me era molto più di una semplice vacanza.

3.500 km di costa, oltre 10 milioni di abitanti e uno dei mari più belli dei Caraibi: Cuba è spesso immaginata come una meta da sogno, fatta di auto d’epoca e musica. Ma per me rappresentava qualcosa di più profondo.

Durante l’adolescenza, le domande aumentano. Una cultura che mi era sempre sembrata lontana ha iniziato a farsi sentire dentro di me. Prima come curiosità, poi come nostalgia — quella di non poter abbracciare mia nonna — e infine come bisogno di sentirmi parte di qualcosa che, in fondo, era anche casa mia.

È iniziato così un viaggio introspettivo alla scoperta di una cultura fatta di sapori, ritmi e slang, che ha innescato in me il desiderio di capire, raccontare e dare voce a una realtà spesso semplificata.

La realtà fa male e spesso non vogliamo vederla, eppure è lì e noi abbiamo il potere di cambiare le cose. Mi viene in mente la mia bisnonna che come regalo di Natale ha ricevuto 10 chili di riso e nel suo volto una felicità difficile da spiegare. Ricordo le buche nelle strade, il fumo lungo di esse per via della spazzatura che si brucia per smaltirla, non perché siano incivili ma perché nessuno viene a raccoglierla. Un paese dove la gente si arrangia e cerca di fare ciò che spetterebbe al proprio governo, ad esempio i mezzi di trasporto: a Cuba c’è un grande problema con il petrolio, che alimenta tutti i veicoli a motore, questo causa la mancanza dei servizi principali del paese, da anni ormai Cuba ha un proprio metodo per sopravvivere: l’autogestione.

Molti grazie a parenti che vivono fuori il paese hanno acquistato dei tricicli elettrici , allestiti in maniera da poter ospitare una decina di persone, il proprietario fa avanti e indietro per una tratta e riceve una somma di denaro da chi usufruisce del servizio.

Questo è l’unico metodo locale per spostarsi.

Un altro disservizio? Fare la spesa!

Fare la spesa a Cuba è difficile principalmente per una questione economica, uno stipendio medio è di 3500 pesos al mese, al mercato possiamo trovare 30 uova a 3000 pesos.

Come sopravvive la gente? 

a Cuba ci si aiuta, nessuno viene lasciato a se stesso, esistono gruppi WhatsApp adibiti proprio allo scambio o vendita di oggetti e servizi sull’isola.

Potrei parlare per ore delle cose che non vanno bene, degli “apagones” la corrente elettrica e l'acqua che viene staccata per giorni, della mancanza di internet, della criminalità che sta crescendo dell’isola, della fame che passa la gente, ma quello che voglio far passare e la resistenza di un popolo che da 67 anni lotta per la sua indipendenza e che prima di cadere nel regime comunista vantava uno dei PIL pro capite più alti dell’America Latina, posizionandosi sopra paesi come l’Italia o il Giappone per consumo elettrico e dotazione di elettrodomestici negli anni 50.

Oggi invece Cuba è un paese senza futuro dove i pochi che rimangono sognano il giorno in cui lasceranno l’isola della felicità.



A cura di Francesca Yailen Cocomazzi



 
 
 

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