La giornata dello studente: a chi interessa? Perché aqualcuno non interessa?
- Erasmondo

- 30 apr
- Tempo di lettura: 2 min
La "Giornata dello Studente" dovrebbe essere il momento in cui i libri
restano nello zaino e la scuola diventa uno spazio tutto nostro. Ma
quest'anno, camminando tra i corridoi e le aule, il clima era diviso a
metà: tra chi correva a iscriversi ai tornei e chi, invece, guardava il
programma con un pizzico di scetticismo.

Abbiamo intervistato i ragazzi dalla prima alla quinta per capire cosa
abbia funzionato e cosa, invece, abbia lasciato qualcuno con "poca
voglia".
Un programma ricco (forse troppo per i "grandi"?)
Il calendario era fitto. Dalla sicurezza stradale al pugile Kekko
Grandelli, dai laboratori di cartellonistica ai giochi da tavolo. Eppure,
proprio qui è nato il primo intoppo.
Molti studenti del primo triennio (1ª, 2ª e 3ª) ci hanno confessato di
essersi sentiti un po' esclusi. Il motivo? Molti corsi sembravano
"prenotati" dal futuro dei più grandi. Lezioni sui test universitari,
presentazioni dei corsi di laurea o l'incontro con l'Aeronautica Militare
sono fondamentali per chi è in quarta o quinta, ma per chi deve ancora
capire come sopravvivere alla prossima versione di latino, sono sembrati
mondi lontanissimi.
Il paradosso dei sondaggi e i "posti esauriti"
C’è poi un tema tecnico che ha scaldato gli animi: le iscrizioni. I
rappresentanti d’istituto avevano inviato dei sondaggi per organizzare i
flussi, ma molti ragazzi non hanno risposto in tempo. Risultato? I corsi
più ambiti — come fotografia, i tornei di pallavolo e basket o i balli in
palestra — sono andati "sold out" in un attimo.
"Volevo fare sport, ma era già tutto pieno e mi sono ritrovato in aula
studio," racconta uno studente di seconda. Questo "effetto click-day" ha
scoraggiato chi sperava in una giornata dinamica e si è ritrovato, invece,
a passare le ore in un'aula studio improvvisata.
Tra risate e riflessioni
Nonostante le critiche, i momenti "top" non sono mancati:
● Davide D'Urso: Il comico in auditorium ha svoltato la
giornata, unendo tutte le classi in una risata collettiva che ha
annullato le differenze d'età.
● Peer Affettività e Primo Soccorso: Iniziative che hanno riscosso
successo per la loro utilità pratica e umana.
● Cineforum: Un classico che ha riempito diverse aule, offrendo un
rifugio sicuro per chi voleva staccare la spina.
In conclusione: cosa abbiamo imparato?
La Giornata dello Studente è un organismo complesso. Se a qualcuno
"non è andata", non è sempre per pigrizia. Spesso è perché:
1. Manca il target giusto: Un ragazzo di prima vuole sporcarsi le
mani o giocare, non pensare necessariamente alla laurea.
2. La comunicazione è tutto: Se non voti al sondaggio, risc+hi di
finire "panchinaro".
3. I posti sono contati: La frustrazione del numero chiuso spegne
l'entusiasmo.
L'interessante è che, nonostante i problemi, la voglia di stare insieme
c'è. Forse il prossimo anno serviranno meno "lezioni sul futuro" e
qualche laboratorio in più dove tutti, dal primino al maturando, possano
sentirsi protagonisti.
E voi? Siete riusciti a entrare nel corso che volevate o avete
passato la mattinata a guardare il soffitto?
A cura di Giulia Ursu




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