Filofobia
- Erasmondo
- 18 feb 2020
- Tempo di lettura: 2 min
Al giorno d’oggi si creano spesso legami di amicizia o amore tra gli adolescenti ed è all'ordine del giorno subire delusioni e ritrovarsi con il “cuore spezzato”. Alcune persone, però, sembrano quasi evitare il problema dell’amore. Queste persone sono definite “filofobiche” (dal greco “philos”, amante, e “phobos”, paura), in quanto hanno paura di amare.

Più precisamente, la filofobia è la paura persistente e ingiustificata di innamorarsi. Il soggetto filofobico vive sentimenti depressivi rispetto all’idea dell’amore, nonostante sperimenti allo stesso tempo attrazione fisica e morale verso l’altro. Questo senso di angoscia può derivare dalla paura di non essere ricambiati dalla persona che si ama, o dalla paura di non essere abbastanza. Si tratta di un disturbo che di solito non coinvolge i rapporti affettivi con la famiglia o con gli amici, anche se la persona tende a volte ad avere atteggiamenti di distacco o di fastidio nei confronti del contatto fisico o delle frasi d’affetto.
Come ci ha fatto osservare la dott.ssa Crispino, la psicologa del nostro istituto, questa paura si può definire anche come un “blocco” e presenta due aspetti distinti: uno legato a un pensiero ancora infantile dell’amore e un altro che deriva da una visione idealizzata del sentimento amoroso. Il primo determina il “non sentirsi ancora pronti” per affrontare una relazione sentimentale adulta, infatti i bambini disprezzano l’amore perché lo identificano con l’atto sessuale in sé e ne sono turbati. Nel caso dell’amore idealizzato, invece, questa concezione determina il “rimanere delusi” perché consapevoli che l’amore narrato ad esempio nei romanzi rosa è diverso da quello reale.
La filofobia, non essendo una vera e propria malattia, non è diagnosticata come disturbo a sé e viene definita dagli psicologi semplicemente come mancanza di sicurezza. Secondo le persone che ne soffrono, però, è molto di più, perché può determinare vissuti di forte disagio. Il consiglio è di non lasciarsi travolgere da questo senso di inadeguatezza, cercare di vivere in maniera serena il periodo dell’adolescenza e, soprattutto, provare a parlarne con qualcuno: amici, famigliari o – se possibile – una figura specializzata come quella dello psicologo.
Arianna Migliasso e Francesca Perrone
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